Andrea Riccardi alla 8a conferenza del programma DREAM




L'intervento di Andrea Riccardi alla 8a conferenza del programma DREAM (Drug Resource Enhancement Against AIDS and Malnutrition). Il programma DREAM è promosso dalla Comunità di Sant'Egidio ed è dedicato, principalmente, all'interruzione della trasmissione del virus dell'HIV, da madre sieropositiva al feto. Per saperne di più http://dream.santegidio.org.


andrea riccardi, riccardi andrea, DREAM, Sant'Egidio, comunità di sant'egidio, africa, Drug Resource Enhancement Against AIDS and Malnutrition, Disease Relief through Excellent and Advanced Means, AIDS, HIV, bambini, aids bambini, malnutrizione
English Italiano
[Andrea Riccardi]: "Io vorrei, innanzitutto, salutare il segretario di Stato di Sua Santità, Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, che con la sua presenza qui a questo convegno dedicato ai malati africani, mostra il grande interesse suo personale e della Santa Sede, per le grandi questioni del dolore del mondo, che sono le principali, centrali preoccupazioni del suo impegno e soprattutto del servizio del Papa; io credo che questa presenza è molto significativa per noi ed è fonte di ispirazione. Impreziosisce questo nostro convegno la presenza della Premiere Dame della Repubblica di Guinea, madame Condé, che abbiamo ascoltato e che preghiamo di trasmettere al Presidente i nostri saluti e la nostra vicinanza. Saluto tutti: le autorità civili, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio, gli amici operatori di DREAM; saluto in particolare la presidente della Regione Lazio, la cara Renata Polverini, e tutte le altre autorità presenti: i ministri della Salute, i rappresentanti di 20 paesi africani e gli ambasciatori qui presenti. Il Ministero dedicato alla cooperazione internazionale sottolinea l'interesse dell'Italia per questi temi; eppure l'Europa sta vivendo un periodo di crisi economica profonda. Ma questa Europa guarda con grande interesse a un'Africa, un'Africa giovane (il 70% della popolazione africane è al di sotto dei 30 anni); questa Africa vive un vento di rinnovamento e di rinascita. I giovani africani hanno una grande voglia di futuro. Del resto, oggi l'Africa sta prendendo in mano il suo futuro e all'Africa molti guardano con interesse - penso alla presenza della Cina e dell'India, del Brasile e, più recentemente, della Turchia -. Sta emergendo in Africa un ceto medio giovane che vuole svilupparsi e studiare; e per la prima volta in Africa, la percentuale dei poverissimi è scesa al di sotto del 50%. Questo è un dato molto positivo, anche se in alcuni paesi africani aumenta la forbice tra una minoranza ricca e la massa degli esclusi. Però, in vari paesi africani c'è una notevole crescita del PIL; il PIL cresce oggi più di ieri e l'Africa spera in un futuro migliore. Questi sono dati estremamente positivi, ma purtroppo - bisogna dire purtroppo - su questo futuro c'è una grave ipoteca, c'è una gravissima ipoteca, ed è rappresentata, tra l'altro, dal dramma dell'AIDS. I numeri di questa epidemia sono eloquenti: 33 milioni di malati nel mondo, 23 milioni (pari al 70% di tutti i malati) sono in Africa, 23 milioni è una media nazione, è la nazione dei malati di AIDS in Africa. Ogni giorno, circa 1000 bambini nel mondo contraggono la HIV, e purtroppo dobbiamo dire che 500 di questi bambini moriranno perché è impossibile accedere alle cure. Di questi 500 bambini, 9 su 10 vivono nell'Africa subsahariana. A causa della trasmissione verticale, cioè durante la gravidanza, il parto o l'allattamento, 9 bambini su 10 diventano malati di AIDS. Inoltre, questa infezione espone al rischio di morte la mamma. Un recente studio delle agenzie delle Nazioni Unite stima inoltre 18.000 le donne che muoiono ogni anno a causa del parto o dell'infezione da HIV. Evitare la trasmissione del virus da madre a figlio somministrando la terapia, significa ridurre la mortalità materna, troppo alta in Africa. Perché l'AIDS non mette solo a dura prova i sistemi nazionali, l'AIDS ha ripercussioni tragiche sulla vita, l'economia dei paesi: colpisce i lavoratori, gli insegnanti, blocca lo sviluppo. L'elevata prevalenza dell'AIDS in Africa, purtroppo, ha invertito il trend di crescita dell'aspettativa di vita, che dagli anni 60 è in continua crescita. L'AIDS crea una crisi di sviluppo con molteplici effetti: riduce l'attesa di vita, accrescere i decessi precoci tra i giovani e giovani adulti; colpisce cioè le persone negli anni più produttivi, più creativi della loro vita. L'AIDS fa crescere la povertà, distrugge la vita e distrugge la speranza. Ma noi sappiamo che nei paesi sviluppati si è praticamente eliminata la trasmissione dalla mamma al bambino, e questo, sappiamo, è grazie alle terapie. Sono stati fatti progressi. Se guardiamo gli ultimi 15 anni di storia, possiamo constatare grandi vittorie: 5 milioni di vite sono state salvate, grazie alla terapia antiretrovirale, si previene la trasmissione tra madre e figlio, i tassi di mortalità sono in diminuzione. Insomma, nei paesi sviluppati le cose sono grandemente, rapidamente migliorate: abbiamo nuovi strumenti scientifici, possibilità terapeutiche per prevenire queste infezioni. E qui mi sembra la domanda centrale della nostra conferenza: e in Africa? Cosa facciamo? In Africa, cosa facciamo? Cosa facciamo su questa grave ipoteca che pesa sul futuro del continente africano? Quanta volontà c'è di agire a questo livello in Africa? Il programma DREAM, che io ho seguito fin dal nascere, DREAM è nato con il nuovo secolo; in un certo senso DREAM è il frutto del Grande Giubileo, è frutto di una speranza nata di fronte all'incontro, grazie all'incontro della disperazione di tante mamme africane che vedevano morire i loro figli. Oggi, rappresenta un esempio di efficacia per la cura dell'AIDS in Africa: 180 mila pazienti, 33 centri clinici, 20 laboratori in 10 paesi africani, un personale africano ben formato, una partecipazione attiva dei pazienti. Ho incontrato tante volte gli operatori, i malati, i centri clinici di DREAM durante i miei viaggi in Africa; ho visto tanti bambini nati sani, grazie a protocolli clinici efficaci. Cari amici, curare e prevenire l'AIDS vuol dire aiutare le persone, ci diceva Renata Polverini, ma vuol dire aiutare interi paesi a crescere. Prevenire la trasmissione dalla mamma al bambino, fare vivere la mamma consente di sperare in giovani generazioni sane, giovani generazioni che costruiranno un futuro migliore per i paesi africani. Bisogna dirlo, dobbiamo saperlo, la cura, la prevenzione ha un costo. Ma vorrei anche ricordare agli avari del nostro tempo (e qui c'è una grande responsabilità di governi del Nord e del Sud) vorrei anche ricordare che non curare ha un costo molto più grande, che si paga negli anni; quando non si cura, si contrae un debito che si pagherà per decenni, un costo che a lungo termine - lo hanno spiegato autorevoli epidemiologi e anche economisti - un costo che è molto, molto superiore al prezzo della cura. Spendere per combattere l'AIDS non solo salva vite umane, ma è un modo di investire sul futuro. Chi cura i malati di AIDS, chi previene la trasmissione tra madre e bambino, investe sull'Africa e salva vite umane. Investendo nella cura dell'AIDS, anzi, si liberano energie umane che andrebbero perdute. Il tema di questo convegno, dal titolo simpatico, entusiasmante, programmatico: «Viva le mamme! Viva i bambini!», sottolinea un altro fatto: la centralità della famiglia africana come radice dello sviluppo della società. Salvare la famiglia vuol dire salvare l'umanità della società africana; curare è salvare la famiglia e salvare la famiglia è salvare la comunità. Le diverse presenze così autorevoli da un punto di vista scientifico, politico, mi permetto di dire, esperienziale - perché questo convegno raccoglie tante donne e uomini che hanno una grande esperienza del terreno africano - bene, tutte queste presenze ci incoraggiano a lavorare su questa strada, come il programma DREAM sta facendo da più di 10 anni. Investiamo sulla cura, investiamo sulla prevenzione, utilizzando protocolli di cura efficaci. Io credo, e concludo, che c'è bisogno del coraggio di una scelta. Quale padre, quale madre non darebbe la cura migliore per i propri figli? Oggi, i bambini, le madri in Africa chiedono il coraggio di scegliere per la cura. Oggi, l'Europa può e deve guardare all'Africa con questa responsabilità. 50 anni fa, il grande presidente senegalese Leopold Sedar Senghor lanciò l'idea di EurAfrica, la complementarietà tra Europa e Africa. E come ha detto la signora Condé: «L'impegno oggi è partagé». EurAfrica è lavorare insieme per sconfiggere l'AIDS, è un impegno che ci appassiona, è un impegno che costruirà un saldo rapporto tra Europa e Africa. Salvare una vita oggi è salvare un continente, è garantire un futuro migliore per l'Africa e anche per l'Europa. Grazie."