Intervista ad Andrea Riccardi: "Noi e l'Isis" - TG2000 (Il Post)




"Noi e l'Isis": l'intervista di Nicola Ferrante ad Andrea Riccardi fondatore della Cominità di Sant’Egidio, sulle persecuzioni dei cristiani e le recenti stragi compiute dai miliziani dell’Isis.


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[Nicola Ferrante]: "Siamo a sud di Roma, le ultime minacce dell'auto-proclamato califfato islamico fanno paura e provocano, quasi come reazione spontanea, l'attacco come linea difensiva. È la via migliore, o no?"
[Andrea Riccardi]: "La minaccia è forte, loro dicono: «Siamo a sud di Roma, non siamo più su una collina siriana». Però io credo, questo contrapporsi violentemente e pensare iniziative militari, sia sproporzionato e sia subire la loro iniziativa politico/mediatica. È quello che vogliono, vogliono presentarsi come i nemici dell'occidente, riunire i geddafiani, le tribù attorno a loro, fare un discorso anti-cristiano e fare un discorso anti-italiano. Io credo che va preso sul serio, la situazione libica, va elevato il livello di intervento politico, va richiesto ai vari paesi del mondo di agire e di non stare inerti. Ma non suoniamo subito le trombe e parliamo di guerra."
[Nicola Ferrante]: "Le immagini dello sgozzamento di 21 cristiani copti in Libia, sono un documento del terrore, che ha per scenario le rive del Mediterraneo. Quale significato ha questa scelta sul piano mediatico?"
[Andrea Riccardi]: "I cristiani, gli occidentali, gli europei si debbono identificare nei copti; questo può essere la loro sorte. Io credo è veramente un messaggio terroristico oltre che una scena drammatica, vedere questi poveri uomini, che sono dei poveri lavoratori immigrati, costretti alla morte... condannati a morte in questo modo."
[Nicola Ferrante]: "Qual'è la condizione dei cristiani copti egiziani?"
[Andrea Riccardi]: "Hanno resistito, direi, per più di un millennio alle pressioni islamiche, e proprio nell'ultimo secolo, hanno avuto una rinascita culturale/religiosa, molto importante. Però sono un popolo povero, sono tante volte i fellah egiziani. Vederli uccisi così è qualcosa di terribile. È un rituale, un rituale sulle rive del Mediterraneo."
[Nicola Ferrante]: "Anche Monsignor Martinelli, il Vescovo di Tripoli, resta sul territorio. Una presenza che assume quale significato e che suggerisce quali riflessioni?"
[Andrea Riccardi]: "Questa è la Chiesa Cattolica. Martinelli, che io conosco e che spero ci segua, e che saluto, è rimasto con trecento cattolici filippini, nemmeno italiani, però sono parte del suo gregge. La Chiesa non se ne va nei momenti di pericolo. I Vescovi non fuggono."
[Nicola Ferrante]: "Lei ha parlato anche del cosiddetto risveglio dei lupi solitari, da parte dell'ISIS. In che modo una reazione violenta favorirebbe una sorta di strategia aggregante da parte di chi è interessato ad alimentare il terrore?"
[Andrea Riccardi]: "Il messaggio è: «Noi stiamo arrivando, se voi, simpatizzanti del califfato, celati nelle pieghe della società italiana e europea, volete fare qualcosa, agite». Quello che è avvenuto in Francia con Charlie Hebdo e il mercato kosher, quello che è avvenuto a Copenaghen, questi sono lupi solitari, cioè sono persone che il califfato assume in franchising, si procurano le armi, intervengono. Però danno la sensazione di un grande accerchiamento. Io spero che queste persone non ci siano nella società italiana, e io più che a una rete, penserei a dei matti, a delle persone un po' squilibrate, o con un desiderio di vendetta, o con un desiderio di rivalsa che si convertono all'Islam ideologico totalitario e intervengono in questo modo. Io credo che non bisogna far male alla gente, che il terrorismo in nome della religione, e il terrorismo sempre, è qualcosa di assurdo."
[Nicola Ferrante]: "Quali minacce si intrecciano agli sbarchi dei disperati? Per la verità gli sbarchi non sono nuovi, e comunque si tratta di un'ondata, di un'onda ben precedente di anni, rispetto ai terroristi dell'ISIS. Deve, forse, cambiare l'atteggiamento italiano nei riguardi dei profughi e della loro accoglienza? Oppure no?"
[Andrea Riccardi]: "Ma, avevano detto che Mare Nostrum incrementava gli sbarchi. Ora senza Mare Nostrum gli sbarchi sono aumentati. Quindi era una cosa che ci era stata detta in Europa, e che noi abbiamo ripetuto in maniera supina. Io credo che qui c'è una grande responsabilità europea, prima di tutto, ma l'Europa non lo guarda il Mediterraneo. E allora noi dobbiamo impegnarci, società civile, Chiesa, Governo, in Europa a far sentire la voce dei disperati nel Mediterraneo. Ma poi c'è anche una responsabilità Italiana, di fare qualcosa."
[Nicola Ferranti]: "Al Corriere, lei avanza un nome per gestire la questione di rilievo internazionale, quello, cioè, di Romano Prodi. Perché?"
[Andrea Riccardi]: "Ma guardi, la situazione è complessissima. Io ho detto all'inizio: «Qui non bisogna gridare allo scontro». Naturalmente l'opzione dell'intervento militare, nelle forme debite, è un'opzione che è tra le opzioni possibili; però ci vuole una ripresa di iniziativa politica. Il Mediatore ONU, Bernardino León, non ha fatto male, però ci vuole una ripresa di iniziativa politica a livello alto. Perché qui non bisogna trattare solo tra le parti, ma bisogna trattare con la Turchia, l'Egitto, gli Emirati, l'Algeria, i paesi coinvolti. È una situazione di grande complessità. Io ho fatto il nome di Romano Prodi perché, Romano Prodi è un uomo di grande prestigio internazionale, che può parlare coi russi, coi cinesi, con gli americani; è un uomo forte, è un uomo di pace e si è detto disponibile (lo abbiamo già visto in Mali) a queste operazioni. Insomma, non dobbiamo dimenticare la Libia, non dobbiamo rassicurarci, dobbiamo prendere in mano la situazione libica, anche se senza panico."