Andrea Riccardi accompagna Papa Francesco nella sua visita alla Comunità di Sant'Egidio




Roma, 15/06/2014 Papa Francesco visita la Comunità di Sant'Egidio, accompagnato dal prof. Andrea Riccardi e dal prof. Marco Impagliazzo, rispettivamente fondatore e presidente della Comunità di Sant'Egidio. In questo estratto, sono riportati i discorsi del prof. Riccardi e di Sua Santità Papa Francesco nella Basilica di Santa Maria a Trastevere, e il saluto di Papa Francesco a tutti gli intervenuti.


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[Andrea Riccardi]: "Padre Santo, siamo felici di accoglierla qui. Grazie per la sua amabilità nel visitare la Comunità. Siamo nati a Roma nel tempo del '68, tempo del dono del Concilio, di slancio vitale dei giovani, ma anche di ideologia. In quelle temperie, abbiamo incontrato il Vangelo che ci guidò ad essere comunità e verso le periferie di Roma. Ci muoveva il sogno di essere Chiesa di tutti, ma particolarmente dei poveri; quello è ancora il nostro sogno. La periferia resta l'orientamento, da 45 anni, a Roma, poi nel mondo, come in Africa, quella Africa che noi amiamo tanto, che è nel cuore di Sant'Egidio, e che è un po' il suo cuore. Sogniamo di cambiare Roma e il mondo. È un'illusione? Non lo fu quando capimmo, grazie alla Bibbia, che è il punto di Archimede da cui partire, per cambiare il mondo e trasformare se stessi, dice Martin Buber. Cambiare se stessi. La Parola di Dio ascoltata insieme nelle preghiere comunitarie di ogni giorno, qui a Trastevere e in ogni luogo dove siamo, ha insegnato a peccatori alteri una vita umile, nella strada di tutti. Noi siamo gente comune, ma non per questo siamo condannati alla rassegnazione o la mediocrità. La parola cresce in noi leggendola, non finisce mai, accende la speranza. Le voglio dire che noi non abbiamo rinunciato al sogno di cambiare il mondo, né quel sogno si è pietrificato nell'ideologia, o è svanito nei protagonismi; perché, chi è familiare dei poveri, vuole un mondo diverso. I poveri sono amici che ci hanno insegnato a vivere; oggi, Padre Santo, li ascolterà. Noi siamo la famiglia che ha visto qui, in cui si confonde chi serve e chi è servito, popolo di umili e di poveri, per dirla col profeta Sofonia. A Trastevere, per così dire, è il nostro centro, luogo di preghiera ogni sera, di accoglienza, casa di ospitalità per stranieri, quella che ha visto, senza fissa dimora, mensa per chi ha fame, non lontano dall'altare dell'Eucarestia, asilo ma anche casa di incontro per la pace. Però, il centro, che è Gesù, vive in ogni periferia, dove si legge il Vangelo e dove si prova a viverlo; così le periferie diventano centro. Nelle periferie di Roma, oggi anonime e spaesate, prima un po' da terzo mondo, perché con Gesù i piccoli, liberati dall'irrilevanza, possono fare storia. In certe parti del mondo, Padre Santo, abbiamo incontrato povertà enormi, specie la guerra, madre di tutte le povertà, e abbiamo capito che noi cristiani abbiamo una forza, mite, di fare la pace, qualche volta sotterrata per paura. Ricordo, qui, la pace in Mozambico, negoziata dopo la morte di un milione di persone, in quel paese. Il miracolo della pace è possibile, ma non sempre noi, discepoli, sappiamo compierlo, per poca fede nella preghiera e poco umiltà nel dialogo. Per creare pace abbiamo la forza del dialogo, tra nemici, ma dialogo con le religioni, col pensiero umanista, con i frammenti della vita. È il sogno conciliare di Paolo VI, nell'Ecclesiam Suam: la Chiesa si fa parola, si fa messaggio, la Chiesa si fa colloquio; quando ci si fa colloquio non ci si perde per strada, quando si dialoga non ci si perde per strada, ma ci si ritrova in mezzo alla storia. Negli anni, a Sant'Egidio, si sono uniti non pochi fratelli, amici, sorelle, americani del nord, del sud, africani, asiatici, europei. Io le vorrei chiedere di pensare a loro, anche, e di pregare anche per loro, specie per quelli che sono in situazioni difficili, come in Pakistan e in Nigeria. Nel contatto col grande mondo, abbiamo sentito che la nostra Europa era stanca, un po' invecchiata, introversa, preoccupata di se, tutta economia e, quindi, avara. È la stanchezza anche della nostra Roma, invecchiata, un po' malata, tante volte con poca speranza. Roma è una città dove non si sta senza un'idea universale; ma universale vuol dire vivere con gli altri, per gli altri; l'introversione soffoca. E allora, mi sembra che la proposta evangelica suona liberatrice: vivere non per noi stessi, ma per Lui che è morto e risorto per noi e per gli altri. Padre Santo, c'è tanto dolore nel mondo, ingiustizia, vite calpestate. Vorrei dirle che la sua predicazione sta liberando energia di bene, perché c'è bisogno di uscire, con più generosità, creatività e amore. Padre Santo, è bello essere cristiani e nonostante le debolezze, le difficoltà della vita, siamo contenti di esserlo e soprattutto siamo grati: al Signore che ci ha voluto discepoli, alla chiesa che ci è madre, ma anche ai nostri vescovi, a Papa Giovanni Paolo II che ci volle in questa basilica e che ci ha chiesto di continuare lo spirito d'Assisi, e a Papa Benedetto che ci ha visitato con affetto. Padre Santo, siamo molto grati a lei, perché la sua presenza e la sua parola hanno rivelato che il cristianesimo non fa che cominciare. Le dico che, stando al nostro posto, non vogliamo lasciarla solo, ma cominciare a camminare in quella estroversione evangelica che lei indica. Maria, Madre della Misericordia e dei poveri, la cui icona le vorremmo consegnare, la protegga sempre. Grazie di essere qui."
[Papa Francesco]: "Cari amici, vengo a visitare la Comunità di San Egidio qui a Trastevere, dove è nata. Grazie della vostra calorosa accoglienza. Siamo raccolti qui, attorno a Cristo, che dall'alto del mosaico ci guarda con occhi teneri e profondi, insieme con la Vergine Maria che cinge con il suo braccio. Questa antica basilica è diventata luogo di preghiera quotidiana per tanti romani e pellegrini. Pregare nel centro della città non vuol dire dimenticare le periferie umane e urbane; significa ascoltare e accogliere qui il Vangelo dell'amore per andare incontro ai fratelli e alle sorelle nelle periferie della città del mondo. Ogni chiesa, ogni comunità è chiamata a questo, nella vita convulsa e a volte confusa della città. Tutto comincia con la preghiera. La preghiera preserva l'uomo anonimo della città da tentazioni che possono essere anche le nostre: protagonismo, per cui tutto gira intorno a sé, indifferenza e vittimismo. La preghiera è la prima opera della vostra comunità e consiste nell'ascoltare la Parola di Dio, questo pane, il pane che ci da forza, ci fa andare avanti. Ma anche nel volgere gli occhi a Lui, come in questa basilica, guardate a Lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire, disse il Salmo. Chi guarda il Signore, chi guarda il Signore vede gli altri; anche voi avete imparato a vedere gli altri, in particolare i più poveri e vi auguro di vivere quello che ha detto il professor Riccardi, che tra voi si confonde chi aiuta e chi è aiutato; una tensione che lentamente lascia di essere tensione per diventare incontro, abbraccio. Si confonde chi aiuta e chi è aiutato, chi è il protagonista? Tutti e due, o, meglio dire, l'abbraccio. Nei poveri è presente Gesù, il quale si identifica con loro. San Giovanni Crisostomo scrive: «Il Signore si accosta a te in atteggiamento da indigente». Siete e rimanete una comunità con i poveri. Vedo tra voi anche molti anziani, sono contento che siate loro amici e vicini; il trattamento degli anziani, come quello dei bambini, è un indicatore per vedere la qualità di una società. Quando gli anziani sono scartati, quando gli anziani sono isolati e a volte si spengono senza affetto, è brutto segno. Quanto è buona, invece, quell'alleanza che vedo tra i giovani e anziani, in cui tutti ricevano e donano; gli anziani e la loro preghiera sono una ricchezza per Sant'Egidio. Un popolo che non custodisce i suoi anziani, che non prende cura dei suoi giovani, è un popolo senza futuro, un popolo senza speranza; perché i giovani, i bambini, i giovani e gli anziani portano avanti la storia: i bambini, i giovani, con la sua forza biologica, è giusto; gli anziani dando loro la memoria. Ma quando una società perde la memoria è finita, è finita. È brutto vedere una società, un popolo, una cultura, che ha perso la memoria. La nonna novantenne che ha parlato - brava eh?! - ci ha detto che c'era questa... questo ricorso allo scarto. Eh, questa cultura dello scarto per mantenere un equilibrio, così, dove al centro dell'economia mondiale non c'è l'uomo e la donna, ma c'è l'idolo denaro, è necessario scartare cose: si scartano i bambini, niente bambini, pensiamo soltanto alla quota di crescita dei bambini in Europa (Italia, Spagna, Francia); si scartano gli anziani, con questi atteggiamenti che dietro di loro c'è un'eutanasia nascosta, una forma di eutanasia: non serve, quello che non serve si scarta, quello che non produce si scarta. E oggi la crisi è tanto grande che si scartano i giovani; quando pensiamo a questi 75 milioni di giovani, dai venticinque in giù che sono ni/ni: ni lavoro, ni studio, senza! E succede oggi, in questa Europa stanca - eh, come ha detto lei - questa Europa che si è stancata, non è invecchiata, è stanca, non sa cosa fare. Mio amico lì, mi faceva una domanda, un tempo fa: perché io non parlo dell'Europa. Io gli ho fatto una trappola, gli ho detto: «Lei ha sentito quando ho parlato dell'Asia?», e... si è accorto che era una trappola. Oggi parlo dell'Europa. L'Europa è stanca, dobbiamo aiutarla a ringiovanire, a trovare le sue radici; è vero: ha rinnegato le sue radici, ma dobbiamo aiutarla a ritrovarle. Dai poveri e dagli anziani si inizia a cambiare la società. Gesù dice di se stesso: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo». Anche i poveri sono, in qualche modo, pietra d'angolo per la costruzione della società. Oggi, purtroppo, un'economia speculativa li rende sempre più poveri, privandoli dell'essenziale, come la casa e il lavoro, è inaccettabile. Chi vive la solidarietà non lo accetta e agisce. Questa parola «solidarietà» tanti vogliono toglierla dizionario, eh?! Perché a certa cultura sembra una parolaccia. E no! È una parola cristiana: la solidarietà! Per questo siete famiglia dei senza casa, amici delle persone con disabilità che esprimono, se amati, tanta umanità. Vedo che, inoltre, molti nuovi europei, migranti giunti dopo viaggi dolorosi e rischiosi, la Comunità li accoglie con premura e mostra che lo straniero è un nostro fratello da conoscere ed aiutare, e questo ci ringiovanisce. Da qui, da Santa Maria in Trastevere, rivolgo il mio saluto a quanti partecipano alla vostra Comunità in altri paesi del mondo; incoraggio anche loro ad essere amici di Dio, dei poveri e della pace. Chi vive così troverà benedizione nella vita e sarà benedizione per gli altri. In alcuni paesi che soffrono per la guerra, voi cercate di tenere viva la speranza della pace. Lavorare per la pace non da risultati rapidi, ma è un'opera da artigiani pazienti che cercano quel che unisce e mettono da parte quel che divide, come diceva San Giovanni XXIII. Occorre più preghiera e più dialogo, quello necessario: il mondo soffoca senza dialogo. Ma il dialogo soltanto è possibile dalla propria identità; io non posso fare finta di avere un'altra identità per dialogare, non si può dialogare così. Io sono con questa identità, ma dialogo perché sono persone, perché sono uomo, sono donna e l'uomo e la donna ha questa possibilità: dialogare senza negoziare la propria identità. Il mondo soffoca senza dialogo, per questo anche voi date il vostro contributo per promuovere l'amicizia tra le religioni. Andate avanti su questa strada: preghiera, poveri e pace. Camminando così aiutate a far crescere la compassione nel cuore della società, che è la vera rivoluzione, quella della compassione, della tenerezza. A far crescere l'amicizia al posto dei fantasmi dell'inimicizia e dell'indifferenza. Signore Gesù, che dall'alto del mosaico abbraccia la sua santissima Madre, vi sostenga ovunque e vi abbracci tutti assieme a Lei nella Sua Misericordia; ne abbiamo bisogno, ne abbiamo tanto bisogno: questo è il tempo della Misericordia. Prego per voi e voi pregate per me. Grazie."
[Papa Francesco]: "Vi rivolgo un saluto, saluto grande. Grazie dell'accoglienza e pregate tanto, abbiamo bisogno di preghiera nel mondo, per la pace. Tanta gente che non ha il necessario per vivere: ogni mese, ogni mese tante famiglie non possono pagare l'affitto e devono andarsene via, dove? Dio lo sa! Per questi poveri nuovi. Pregare per i popoli che sono in guerra, per i popoli che soffrono per la guerra, chiedere la pace. La preghiera è l'arma che noi abbiamo per toccare il cuore di Dio. Se noi preghiamo, Lui ci ascolterà. Vi affido la preghiera, la preghiera per i poveri e per la pace. Che il Signore Vi benedica e anche pregate per me, perché voi sapete che il mio lavoro è un lavoro di salubre, e ho bisogno di straordinarie preghiere. Grazie tante, grazie."